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Dati veritieri sull’Agricoltura biodinamica

 

Note utili per una definizione dell’Agricoltura biodinamica

di Carlo Triarico

Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica

Occorre intervenire davanti alla disinformazione partita da un gruppo di politici e scienziati e ristabilire la verità sull’Agricoltura biodinamica. Nonostante costoro costituiscono un gruppo isolato e non siano studiosi ed esperti dell’argomento, il loro potere politico e mediatico sta colpendo le istituzioni parlamentari, che hanno approvato la legge sulla bioagricoltura

 

  1. Riferimenti normativi e tradizione

 

Al fine di identificare l’agricoltura biodinamica, oltre ad affermare che è un metodo interno all’agricoltura biologica, bisogna indicare le sue peculiarità e caratteristiche distintive. È importante comprendere nella definizione, non solo l’uso dei preparati (del resto previsti dagli stessi regolamenti UE della bioagricoltura), ma anche e sopratutto i disciplinari affermatisi da lunga tradizione di applicazione che caratterizzano la gestione aziendale agroecologica a ciclo chiuso. È fondamentale il richiamo alla tradizione del metodo a ciclo chiuso, metodo che ha ormai un secolo di applicazione. Non basta certo fare agricoltura biologica e aggiungere i preparati per fare agricoltura biodinamica. Occorre necessariamente assicurare l’assetto agroecologico aziendale tramite il ciclo chiuso, una percentuale di SAU destinata alla biodiversità e il rispetto del rapporto concimazioni – rotazioni, con l’obbligo della presenza animale per l’approvvigionamento delle sostanze concimanti, che vanno maturate in situ. Anche per questo il prestigioso rapporto Green Italy 2018 di Fondazione Symbola e Unioncamere definisce l’agricoltura biodinamica “il fiore all’occhiello della sostenibilità”. Questo aspetto è distintivo, insieme all’obbligo di uso dei preparati.

La biodinamica è definita e aggiornata nei principi e nelle pratiche dal 1924 attraverso gli indirizzi della Freie Hochschule für Geisteswissenschaft am Goetheanum, Sektion für Landwirtschaft.

Il richiamo necessario alla tradizione di applicazione è coerente con la normativa UE (Reg. 848/2018) che, in tema di biodinamica, richiama proprio la tradizione. Anche la normativa italiana contempla già l’agricoltura biodinamica e la individua letteralmente come “Agricoltura biodinamica” e come tale la cita affianco alle altre due: l’agricoltura convenzionale e l’agricoltura biologica. Cfr. a proposito il D. M. 18354, 27 novembre 2009, art. 3, comma 5 “Disposizioni per particolari prodotti utilizzati in agricoltura biologica, biodinamica e convenzionale” (nell’Allegato 1. 5 include i “preparati biodinamici”). Dalla prima regolamentazione dell’agricoltura biologica in Europa, avvenuta nel 1991, i regolamenti UE in materia di bioagricoltura includono l’agricoltura biodinamica. Si veda il Reg. Cee 2092/91, All. 1. 2. B, dove le preparazioni biodinamiche sono definite “appropriate” per l’attivazione del compost. Il successivo e vigente Regolamento UE 834/07 conferma ciò all’articolo 1, comma 2, lettera C e negli allegati. Infine, il nuovo Regolamento UE in materia di bioagricoltura, n. 848, approvato il 30 maggio 2018 e in vigore dal 1 gennaio 2021, conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce esplicitamente l’Agricoltura biodinamica dentro l’agricoltura biologica. Nomina esplicitamente di Agricoltura biodinamica e all’articolo 3, “Definizioni”, definisce le sostanze “tradizionalmente utilizzate in agricoltura biodinamica”. e include i preparati biodinamici nell’elenco delle sostanze dell’agricoltura biologica (Allegato 2). Rilevante il riferimento alla “tradizione”, un termine dalla valenza peculiare in diritto, che ha pregio in chiave di diritto consuetudinario, che il legislatore europeo ha inteso riconoscere. Nel Convegno “Innovazione e ricerca. Alleanze per l’Agroecologia”, Milano, Politecnico, 24 novembre 2018, il prof. Filippo Briguglio, docente di Fondamenti di diritto europeo all’Università di Bologna, comparando la normativa, dichiarava: “La normativa fa dei prodotti biodinamici prodotti biologici ed evidenzia la stretta correlazione fra biologico e biodinamico”.

Tale condizione è stata recepita correttamente, nell’articolo 1, comma 3, dal DDL “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” approvata alla Camera e calendarizzata in discussione al Senato, nell’articolo è anche presente lo specifico riferimento ai disciplinari.

 

 

  1. Letteratura scientifica sulla biodinamica

 

La review delle pubblicazioni scientifiche sull’agricoltura biodinamica su riviste scientifiche soggette a referaggio, pubblicata per la Cambridge University press nel 2009 (Renewable Agriculture and Food Systems: 24(2); 146–154), evidenzia la consistenza della ricerca scientifica in agricoltura biodinamica al 2009: “una buona parte dei risultati della ricerca (…) dimostra gli effetti dei preparati BD sulla resa, sulla qualità del suolo e sulla biodiversità”. La più recente review sul tema (2018) ha esaminato 147 pubblicazioni su riviste scientifiche sottoposte a peer review. Ha evidenziato i risultati positivi emersi dall’analisi della letteratura. Cfr. Maresca A. (2018), Agricoltura biodinamica sotto la lente, Terra e Vita, 2018. In questa il prof. Gaio Cesare Pacini, docente di Ecologia Agraria all’Università di Firenze, commenta la sua Review su 147 studi su riviste a impact factor e pur evidenziando il bisogno di moltiplicare le ricerche sull’argomento per trarre giudizi consolidati, conclude: “I sistemi biodinamici hanno dimostrato di avere il potenziale per essere superiori, in date condizioni, sia ai sistemi convenzionali che ai sistemi biologici per quanto riguarda la stabilità degli aggregati del suolo, il pH, la formazione di sostanza organica stabile, il calcio, la biomassa microbica e della fauna; I preparati biodinamici hanno, in determinate circostanze, un impatto positivo sulla biodiversità; I sistemi biodinamici hanno un impatto positivo sull’utilizzo e l’efficienza dell’energia; Allo stato attuale dell’arte nessuno è stato capace di rivelare quale principio scientifico sia alla base del funzionamento dei preparati biodinamici, né di dimostrare la loro supposta inconsistenza scientifica”.

 

 

  1. Istituzioni scientifiche

 

Rudolf Steiner, il fondatore dell’agricoltura biodinamica, studiò chimica presso il Politecnico di Vienna e conseguì il dottorato di ricerca in Filosofia a indirizzo epistemologico. Ebbe prestigiosi incarichi accademici, formulò una rigorosa teoria epistemologica (l’Empirismo razionale), fu fondatore della corrente di pensiero denominata Geisteswissenschaft (scienza dello spirito) e fu uno dei padri della Fenomenologia, insieme a Husserl, suo collega a Vienna. A sviluppare sperimentalmente la biodinamica furono i più celebri scienziati, docenti universitari, allievi di Steiner: il chimico, laurea honoris causa in Medicina e professore di Scienza della nutrizione, Ehrenfried Pfeiffer, la microbiologa Lili Kolisko e il fisico, medico e docente di Chimica medica dell’Università di Vienna, Eugen Kolisko. La prima formalizzazione matematica dei principi che sono alla base della biodinamica fu di un altro allievo di Steiner, il matematico George Adams, poi laurea ad honorem in Chimica a Cambridge.

Questi i principali istituti scientifici e università dove si ricerca e si insegna la biodinamica. In Olanda l’Università di Wageningen e il Louis Bolk Instituut, sorto nel 1976 a Driebergen. In Germania in tutte le facoltà di agraria viene introdotta la biodinamica e in particolare si insegna nell’Università di Kassel, nell’Università di Bonn e nell’Università di Hohenheim. Quest’ultima ha la sua azienda agricola (denominata “Klein Hohenheim”) dedicata alla ricerca in biodinamica. In Svizzera segnaliamo la Sezione di Scienze Naturali, la Sezione di Agricoltura e il Forschungsinstitut am Goetheanum, a Dornach, Basilea, in attività dai primi anni Venti del Novecento. Nello stesso paese ha sede il FiBL – Forschungsinstitut für biologischen Landbau. In Germania ricordiamo anche il Forschungsring für Biologisch-Dynamische Wirtschaftsweise, istituto operante dal 1950 a Darmstadt e poi il Forschung & Züchtung Dottenfelderhof, operante dalla fine degli anni Cinquanta a Bad Vilbel, Francoforte e sempre nell’Università di Kassel, risiede un centro di ricerca per la biodinamica. In Svezia vi è il Biodynamic Research Institute a Ierna, sorto dalle ricerche dei primi anni Cinquanta e affiliato alla Rudolf Steiner University. Nel Regno Unito vi è l’Università di Conventry. Il Biodynamisk Forskningsforening, ente di ricerca riconosciuto dallo Stato, sorto nel 1997, opera in Danimarca. Il Bio-dynamic Research Institute, fondato in Australia nel 1952, è riconosciuto dallo Stato. In Egitto il corso di laurea in agricoltura biodinamica ha sede nella Heliopolis University, presso il Centro Sekem, fondato negli anni Settanta. Il Michael Fields Agricultural Institute, svolge ricerca in biodinamica negli Stati Uniti, paese dove la ricerca fu avviata fin dagli anni Trenta e dove sono operanti il Josephine Porter Institute e il Rodale Institute. Dal 2005 è stato costituito il Biodynamic Research Network. Esso federa diversi centri di ricerca operanti sulla biodinamica in tutto il mondo.

 

 

  1. Metodo agricolo e certificazioni

 

La biodinamica è una pratica agricola definita da lunga tradizione di applicazione in tutti i continenti, libera e non soggetta a nessuna restrizione, o brevetto e non consiste in una certificazione privata. Non vi è dubbio in giurisprudenza che un’azienda in Europa può fregiare sé stessa o i suoi prodotti col termine “biodinamica”, solo se è assoggettata al regime di controllo UE ed è controllata a tal fine dagli organismi terzi riconosciuti dal MIPAAFT, ai sensi dei regolamenti europei sul biologico. Al contrario, ad oggi, un’azienda che per assurdo aderisse all’associazione Demeter, ma non fosse certificata pubblicamente ai sensi del regime di controllo UE, non potrebbe fregiarsi del termine “biodinamica”, in forza dei controlli erogati da un tale ente privato, perché commetterebbe un abuso di legge. La libera applicazione della biodinamica è verificabile, anche nei numeri, dal Bioreport 2018 di Rete Rurale Nazionale del MIPAAFT che, nel capitolo dedicato alla biodinamica, fornisce una stima di 4.500 aziende italiane, che applicano il metodo biodinamico a fronte di 419 che aderiscono ai controlli di qualità demeter. Queste ultime aderiscono a una certificazione volontaria, col fine di garantire in modo trasparente al consumatore l’applicazione del metodo agro ecologico a ciclo chiuso. Possono pertanto fregiarsi di un marchio collettivo degli agricoltori che, garantendo il rigoroso rispetto dell’applicazione della qualità della biodinamica, è molto apprezzato in Centro e Nord Europa. La Demeter Italia è un’associazione non lucrativa di agricoltori italiani, fondata nel 1984, per tutelare i frutti del lavoro agricolo e la trasparenza ai consumatori, fine nobile di un’agricoltura certificata. È una di quelle organizzazioni tipo, che la Dichiarazione ONU dei diritti degli agricoltori, indica quale presidio che gli Stati si impegnano a sostenere, per garantire i diritti contadini (art. 10 e 16). Come è noto, esistono molte aziende, consorzi, OP di agricoltori che applicano ai loro campi la biodinamica, nel rispetto dei regolamenti europei. Fondamentale per distinguere l’azienda biodinamica, insieme all’obbligo di uso dei preparati, è la tradizionale applicazione del metodo, che comporta la realizzazione di un’azienda agroecologica a ciclo chiuso in cui è rispettato il rapporto rotazioni – presenza animale – origine e trattamento in situ dei concimi.

L’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, con circa 1.000 soci, esiste in Italia da prima di Demeter Italia (dal 1947) e tutte le organizzazioni che hanno nel nome “biodinamica” (Federbio Federazione Italiana dell’agricoltura biologica e biodinamica; FIRAB Fondazione per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica; ecc.), agiscono liberamente e sono indipendenti dalla Demeter. È una condizione giuridica chiara e come tale è stata rappresentata correttamente in sede UE e recepita correttamente, nell’articlo 1, comma 3, dal DDL “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, coerentemente con la giurisprudenza comunitaria in esso richiamata.

 

 

  1. Valenza economico produttiva dell’Agricoltura biodinamica

 

La valutazione dell’impatto economico produttivo dell’Agricoltura biodinamica è rappresentato nel Bioreport 2017 – 2018 di Rete Rurale Nazionale del MIPAAFT, il rapporto annuale sullo stato dell’Agricoltura biologica. In esso c’è il capitolo 11 dedicato all’Agricoltura biodinamica.

Vi è fotografato un quadro molto chiaro. Le aziende biologiche che in Italia applicano l’agricoltura biodinamica sono individuate in 4.500. Il dato è coincidente con quello già emerso da una precedente analisi di Coldiretti (maggio 2018). Il campione delle aziende biologiche certificate biodinamiche è di 419 realtà. Gli studi econometrici del Bioreport forniscono dati chiari sul valore dell’agricoltura biodinamica, che si attesta come modello di produzione agricola da reddito di alto pregio.

I dati comparativi del Bioreport 2018 hanno evidenziato i seguenti dati medi di reddito per ettaro.

Agricoltura italiana (generale):              3.207 euro/ettaro.

Agricoltura biodinamica italiana:             13.309 euro/ettaro.

 

Il dato, che posizione le produzioni biodinamiche, tra le colture a più alto reddito, è coerente coi dati generali di tali colture (la viticoltura da vino, per esempio, si attesta in Italia intorno ai 17.000 euro). Testimonia che le aziende biodinamiche sono indirizzate su colture di qualità, fortemente remunerative e pertanto costituiscono un modello con carattere di esemplarità di un’agricoltura italiana che, con una limitata disponibilità di SAU, vuole essere vocata alla qualità e all’alta remunerazione per ettaro.

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