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Basi epistemologiche, ricerca e nuove tecnologie in agricoltura biodinamica. Conferenza tenuta nella versione inglese al Congresso internazionale di Agroecologia. Capri, 2018. di Carlo Triarico

L’agricoltura biodinamica è la prima espressione in campo di una moderna agroecologia. È nata nei primi del Novecento da un movimento per l’innovazione culturale e sociale, ispirato ai principi culturali, giuridici ed economici di Rudolf Steiner e della sua scuola, formalizzati nella Società Antroposofica da lui istituita.

Steiner fu un epistemologo rivoluzionario e in termini scientifici fondò la biodinamica sull’empirismo razionale e sull’approccio fenomenologico, di cui egli fu un precursore fin dai suoi studi di chimica al Politecnico di Vienna.

Il fondatore della biodinamica propose una gnoseologia che intendeva emancipare la conoscenza dai limiti storici di alcune tradizionali scuole epistemologiche. Fu attivo tra i maggiori intellettuali del suo tempo. La sua fama giunse anche in Italia. Federico Enriques, il più importante matematico italiano del Novecento, lo chiamò a Bologna a tenere un discorso metodologico nel congresso dei massimi scienziati e pensatori dell’epoca, riuniti nello storico convegno mondiale di Filosofia del 1911. Benedetto Croce, promosse presso Laterza la pubblicazione dei primi testi di Steiner in edizione italiana. Con Giovanni Gentile lo scontro fu invece aspro. Questi accusò l’autore di usare un approccio scientifico, una critica che separava il Filosofo dello spirito da Steiner, fondatore di una Scienza dello spirito. La sua proposta di un approccio integrale alla conoscenza, detto empirismo razionale e la fondazione del metodo fenomenologico erano passi profondamente riformatori, concepiti a partire dagli anni del dottorato di ricerca in Germania. Steiner fu il curatore dell’edizione nazionale tedesca delle opere scientifiche di Goethe, dei 12 volumi dell’opera omnia di Schopenhauer e dell’edizione in 8 volumi dell’opera di Jean Paul. Fu il curatore dell’archivio di Nietzsche e uno studioso di Fichte e di Kant. Queste esperienze ebbero ricadute importanti sulla formulazione del suo approccio. A influenzarlo profondamente fu anche l’evoluzionismo, di cui fu un divulgatore attento, avendo avuto come maestro il maggior evoluzionista del tempo, Ernst Haeckel. L’impronta evolutiva è un’altra delle chiavi per comprendere non solo la biodinamica, ma l’impostazione generale della Scienza dello spirito steineriana.

Possiamo solo far cenno ad alcuni caratteri della gnoseologia steineriana. Steiner rinunciò a postulare categorie come tempo, spazio e causalità. Formulò i presupposti di una scienza scevra da pregiudizio, che non generasse modelli o teorie astratte, ma si occupasse di fenomeni, con cui individuare tipi generali, organismi ideali. Per Steiner, davanti a un mondo del vivente, che si manifesta per forme mutabili e per relazioni molteplici, occorre formarsi interiormente un complesso di nessi simbolici e ideali. Occorre raccogliere fenomeni da cui fare esperienza dei fenomeni originari. Questi stessi possono essere oggetto d’esperienza e conoscenza. Un tale processo, lungi dall’essere antiscientifico, si pone invece come presupposto per la costruzione di una scienza nuova del vivente, che sia efficace ed euristica.

L’elaborazione del metodo che Steiner chiamò goetheanistico, quale tributo alla visione scientifica di Goethe, permise di apprezzare, nell’osservazione naturalistica, il manifestarsi di costanti morfologiche. La novità dell’approccio stava nel verificare gli influssi osservando le interrelazioni delle varie forme viventi, utilizzando il metodo morfologico suggerito da Goethe. Un importante impegno fu allora messo nell’osservare come cambiassero le forme della pianta e di come potessero esserne influenzate le loro diverse parti costitutive. Sulle ricerche steineriane incise lo strumento della geometria proiettiva. Su impulso di Steiner, attraverso complessi modelli matematici e l’elaborazione di nuovi sistemi di curve geometriche, presso l’istituto di ricerca di Dornach si iniziarono a studiare i fenomeni di morfologia dinamica e furono trovate alcune espressioni costanti, che testimoniavano l’influenza delle forze formative e di quello che Steiner definì controspazio: uno spazio ideale non fisico che permettesse di studiare l’azione plasmatrice delle forme viventi.

Anche con queste chiavi occorre leggere l’approccio ecologico e sistemico dell’opera steineriana. Steiner fu un grande critico del positivismo e della visione materialista del suo tempo. Propose un sistema di conoscenza capace di studiare scientificamente anche ciò che non è materiale, come il pensiero, che poteva essere trattato sia come strumento puro della conoscenza, sia come fenomeno da indagare scientificamente. Dagli studi di Steiner sorsero diverse attività scientifiche e pratico applicative.

 

I primi sviluppi della biodinamica devono molto ai lavori degli allievi di Steiner: il chimico, laurea honoris causa in medicina, Ehrenfried Pfeiffer, la microbiologa Lili Kolisko e il fisico, medico e docente di Chimica medica dell’Università di Vienna, Eugen Kolisko. Un importante lavoro di formalizzazione matematica dei principi alla base della biodinamica fu svolto dai matematici George Adams e Lawrence Edwards.

L’agricoltura bio – dinamica fu il nucleo teorico e tecnico da cui ebbe sviluppo, nel tempo, il grande movimento dell’agricoltura organica. In diversi paesi europei il lascito ideale dei primi ricercatori si è diffuso e affermato, attraverso una tradizione di ricerca solida.

I maggiori centri di ricerca in biodinamica sono: la Sezione di Scienze Naturali, la Sezione di Agricoltura e il Forschungsinstitut am Goetheanum, a Dornach, Basilea, in attività dai primi anni Venti in Svizzera, nello stesso paese ha sede il FiBL – Forschungsinstitut für biologischen Landbau; in Germania ricordiamo il Forschungsring für Biologisch-Dynamische Wirtschaftsweise, istituto operante dal 1950 a Darmstadt, nello stesso paese ricordiamo il Forschung & Züchtung Dottenfelderhof, dalla fine degli anni Cinquanta a Bad Vilbel, Francoforte e l’Università di Kassel, che ha un centro di ricerca per la biodinamica; il Biodynamic Research Institute a Ierna in Svezia, sorto dalle ricerche dei primi anni Cinquanta e affiliato alla Rudolf Steiner University; il Louis Bolk Instituut, sorto nel 1976 a Driebergen in Olanda; il Bio-dynamic Research Institute, fondato in Australia nel 1952 e riconosciuto dallo Stato; il Biodynamisk Forskningsforening, ente di ricerca riconosciuto dallo Stato, sorto nel 1997 in Danimarca; la Heliopolis University in Egitto, presso il Centro Sekem, fondato negli anni Settanta; il Michael Fields Agricultural Institute, negli Stati Uniti, paese dove i lavori furono avviati fin dagli anni Trenta e dove è sorto anche il Josephine Porter Institute . Dal 2005 è stato costituito il Biodynamic Research Network. Esso federa diversi centri di ricerca per la biodinamica in tutto il mondo.

Soprattutto dopo l’istituzione del Comitato permanente ricerca in agricoltura biologica biodinamica del Ministero italiano dell’Agricoltura, diviene necessario un centro di ricerca per l’agricoltura biodinamica in Italia.

La più recente review delle pubblicazioni scientifiche sull’agricoltura biodinamica su riviste scientifiche a impact factor è stata pubblicata per la Cambridge University press nel 2009 (Renewable Agriculture and Food Systems: 24(2); 146–154). Essa evidenzia la consistenza scientifica della ricerca in biodinamica:

“una buona parte dei risultati della ricerca (…) dimostra gli effetti dei preparati BD sulla resa, sulla qualità del suolo e sulla biodiversità”

Dal 2009 le pubblicazioni scientifiche sull’agricoltura biodinamica sono più che raddoppiate e hanno evidenziato la maggior presenza di valori nutrizionali nei prodotti, il miglioramento dei suoli e le ragioni molecolari della sua efficacia.

Non stupisce tuttavia che in Italia si descriva l’agricoltura biodinamica (anche ad opera di alcuni ambienti accademici) come un’attività antimoderna e non scientifica. È evidente la propensione odierna a ricavare i giudizi più da internet o da frammenti di frasi, che non dalle fonti primarie e secondarie affidabili e controllate. La cura per questo fenomeno è di sostenere la ricerca, incrementare la cultura epistemologica nei nostri dipartimenti scientifici e di aprire al dialogo tra ricerca rigorosa e concrete applicazioni degli agricoltori.

 

La proposta steineriana dell’agricoltura biodinamica intervenne consapevolmente, in chiave riformatrice, agli albori del disfacimento del vecchio modello e non mira a restaurare l’agricoltura del passato. Vuole creare le condizioni per un nuovo modello agricolo. L’organismo agricolo a ciclo chiuso è il tipo di unità agricola della biodinamica. Esso si deve fondare su un principio organizzatore nuovo, che consideri la grande cooperazione che gli esseri viventi possono concedersi vicendevolmente. La biodiversità agricola va organizzata, in biodinamica, a partire dall’ambiente ipercomplesso del suolo, che deve tendere all’individualità. Concimare significa rivitalizzare il terreno. Il suolo, la periferia più umile di un’intera fattoria, può divenire l’ambiente degli equilibri della biodiversità e assumere così una struttura specifica e comportamenti coerenti, tendenti ad essere costanti e resilienti. L’essere umano è l’immagine ispirativa su cui plasmare l’essere dell’individualità agricola. Gli elementi di forza di una realtà agricola ecologica sono proprio l’ambiente ben plasmato, l’organismo ben conformato nei suoi confini e nelle sue apparenze esteriori, secondo le aspirazioni e le vocazioni date, i sani organi interni all’organismo agricolo adatti a svolgere le funzioni chiave, gli equilibri tra gli organi e i ritmi ben articolati della vita dell’organismo e la cura profusa data al vivente. L’ambiente e il paesaggio non sono l’area terminale dell’organismo agricolo verso l’inconoscibile, come nel medioevo e non sono delle inutili tare, come ai nostri giorni. Sono lo spazio non conchiuso di relazioni in cui un’individualità agricola si estende ben oltre i suoi confini fisici.

 

L’approccio agroecologico porta a concepire le operazioni agronomiche nel loro insieme. In biodinamica, per esempio, di norma non si nutre la pianta, ma il terreno, da cui la pianta sarà nutrita. Si evita di dover curare i vegetali o gli animali, operando a monte, in modo corretto perché nell’azienda agricola a ciclo chiuso si stabilisca l’equilibrio della salutogenesi. La biodinamica non solo preserva la fertilità, ma la incrementa in quantità e qualità. Con un lavoro accurato è possibile far evolvere le forme dell’humus. Oltre all’humus di natura, esiste un humus antropico, costruito in millenni di lavoro agricolo. In ciascun terreno coltivato è stato plasmato un humus tipico, frutto del lavoro di generazioni di agricoltori. Con la biodinamica si tende a creare forme di humus innovative, che siano tipiche in ciascuna realtà a ciclo chiuso. Per ottenere questo la biodinamica si serve di disciplinari e linee guida specifici, ma la buona pratica supera gli stretti confini normativi degli standard. Ciascun agricoltore deve adottare un metodo creativo per fare del suo terreno un organo di senso del Pianeta. Esistono quindi tante espressioni della biodinamica quanti sono gli agricoltori che le praticano.

I disciplinari Demeter, più restrittivi dei regolamenti sull’agricoltura biologica, richiedono una grande qualità agronomica e l’applicazione delle più moderne e precise tecnologie, macchine e mezzi tecnici, disponibili per un’agricoltura ecologica.

 

Credo che la migliore risposta alle obiezioni contro l’agricoltura biodinamica sia l’esame diretto delle fattorie biodinamiche, come ha fatto il CREA Produzioni industriali in uno studio pubblicato lo scorso anno. Le fattorie mostrano di essere gestite con una buona pratica agronomica, grazie ad agricoltori propensi all’innovazione e vedono l’affermazione dei prodotti biodinamici sui mercati internazionali tra le eccellenze agroalimentari. Per approfondire questo e altro vi invito al 35° convegno internazionale di agricoltura biodinamica, che si terrà a Milano, in collaborazione con l’Università Politecnico, dal 15 al 17 novembre.

 

 

Epistemological bases, research and new technologies in biodinamic agricolture

 

by Carlo Triarico

 

 

Biodynamic agriculture is the first expression of modern agroecology. It was born in the early twentieth century by a movement for cultural and social innovation, inspired by the cultural, legal and economic principles of Rudolf Steiner and his school, formalized in the Anthroposophical Society he established.

Steiner was a revolutionary epistemologist and in scientific terms he founded biodynamics on the rational empiricism and the phenomenological approach, of which he was a forerunner from his chemistry studies at the Wien Polytechnic University.

The founder of biodynamics proposed a gnoseology that intended to emancipate knowledge from the historical limits of some traditional epistemological schools. He was active among the major intellectuals of his time. His fame also came to Italy. Federico Enriques, the most important Italian mathematician of the twentieth century, called him in Bologna to give a methodological speech in the congress of the greatest scientists and thinkers of the time, gathered in the historical world Philosophy convention of 1911. Benedetto Croce, promoted at Laterza the publication of the first texts by Steiner in Italian edition. With Giovanni Gentile, the clash was rather harsh. He accused the author of using a scientific approach, a critique that separated the Philosopher of the spirit, Gentile,from Steiner, the founder of a Science of the Spirit. His proposal for an integral approach to knowledge, called rational empiricism and the foundation of the phenomenological method were reformatory steps, conceived from the years of the Steiner’s research doctorate in Germany. Steiner was the curator of the German national edition of Goethe’s scientific works, of the 12 volumes of Schopenhauer’s opera omnia and of the 8-volume edition of Jean Paul’s work. He was the curator of the Nietzsche archive. These experiences had important repercussions on the formulation of his approach. It was also influenced by evolutionism, of which he was an attentive disseminator, having had as its teacher the greatest evolutionist of the time, Ernst Haeckel. The evolutionary footprint is another key to understanding not only biodynamics, but the general approach of the Steiner Science of the Spirit.

We can only mention some characters of the Steinerian gnoseology. Steiner gave up postulating categories like time, space, and causality. He formulated the presuppositions of a science free of prejudice, which did not generate abstract models or theories, but dealt with phenomena, with which to identify general types, ideal organisms. For Steiner, in front of a world of the living, which manifests itself through mutable forms and multiple relationships, it is necessary to form inwardly a complex of symbolic and ideal links. It is necessary to collect phenomena from which to experience the original phenomena. These same can be the object of experience and knowledge. This process, far from being anti-scientific, is instead a precondition for the construction of a new science of living, which is effective and heuristic.

The elaboration of the method that Steiner called goetheanistic, as a tribute to Goethe’s scientific vision, allowed us to appreciate, in the naturalistic observation, the manifestation of morphological constants. The novelty of the approach was to verify the influences by observing the interrelations of the various living forms, using the morphological method suggested by Goethe. An important commitment was then made to observe how the shape of the plant changed and how its different constituent parts could be influenced. The instrument of projective geometry was engraved on the Steiner studies. On Steiner’s impulse, through complex mathematical models and the elaboration of new systems of geometric curves, at the Dornach research institute, the phenomena of morphology were studied and some constant expressions were found, which testified the influence of the formative forces and of what Steiner defined “Counterspace”: an ideal non-physical space that allowed to study the shaping action of the living forms.

Even with these keys it is necessary to read the ecological and systemic approach of biodynamics. Steiner was a great critic of positivism and of the materialistic vision of his time. He proposed a system of knowledge capable of studying scientifically also what is not material, such as the thought, which could be treated both as a pure instrument of knowledge and as a phenomenon to be scientifically investigated. Steiner’s studies sprang several scientific and practical applications.

 

The early development of biodynamics owes much to the work of Steiner’s students: the chemist, honorary doctorate degree, Ehrenfried Pfeiffer, the microbiologist Lili Kolisko and the physician, doctor and professor of Medical Chemistry of the University of Vienna, Eugen Kolisko.

An important work of mathematical formalization of the principles underlying biodynamics, was carried out by the mathematicians George Adams and Lawrence Edwards.

Bio – dynamic agriculture was the theoretical and technical core from which the great organic agriculture movement developed over time. In many European countries the ideal legacy of the first researchers has spread and affirmed, through a tradition of solid research.

The major biodynamic research centers are: the Natural Sciences Section and the Agriculture Section and the Forschungsinstitut am Goetheanum, in Dornach, Basel, which has been operating since the early 1920s in Switzerland, and the FiBL – Forschungsinstitut für biologischen Landbau, based in the same country. In Germany we mention the Forschungsring für Biologisch-Dynamische Wirtschaftsweise, institute operating since 1950 in Darmstadt, in the same country we mention the Forschung & Züchtung Dottenfelderhof, from the late fifties to Bad Vilbel, Frankfurt and the University of Kassel, which has a center of research for biodynamics; the Biodynamic Research Institute at Ierna in Sweden, which arose from the research of the early Fifties and affiliated to Rudolf Steiner University; the Louis Bolk Instituut, established in 1976 in Driebergen in the Netherlands; the Bio-dynamic Research Institute, founded in Australia in 1952 and recognized by the state; the Biodynamisk Forskningsforening, a research institution recognized by the state, established in 1997 in Denmark; Heliopolis University in Egypt, at the Sekem Center, founded in the seventies; the Michael Fields Agricultural Institute, in the United States, where the work started in the 1930s and where the Josephine Porter Institute was founded. Since 2005 the Biodynamic Research Network has been established. It will hold several biodynamic research centers around the world.

A research center for biodynamic agriculture in Italy becomes necessary after the establishment of the Permanent research Committee in organic and biodynamic agriculture of the Italian Ministry of Agriculture.

The most recent review of scientific publications on biodynamic agriculture in scientific journals with impact factor was published for the Cambridge University press in 2009 (Renewable Agriculture and Food Systems: 24 (2); 146-154). It highlights the scientific consistency of biodynamic research:

“a large part of the research results (…) demonstrate the effects of BD preparations on yield, soil quality and biodiversity”.

Since 2009, scientific publications on biodynamic agriculture have more than doubled and have highlighted the greater presence of nutritional values in biodynamic products, the improvement of soils fertility and the molecular reasons for its effectiveness.

However, it is not surprising that in Italy biodynamic agriculture is described (also by some academic circles) as an anti-modern and non-scientific activity. It is evident today’s propensity to derive more judgments from the internet or from fragments of sentences, than from reliable and controlled primary and secondary sources. The cure for this phenomenon is to support research, to increase the epistemological culture in our scientific departments and to open a dialogue between rigorous research and concrete applications of farmers.

The Steiner proposal of biodynamic agriculture consciously intervened, in a reformist key, at the dawn of the disintegration of the old model and does not aim at restoring the agriculture of the past. It wants to create the conditions for a new agricultural model. The closed-cycle agricultural body is the type of agricultural unit of biodynamics. It must be founded on a new organizing principle, which considers the great cooperation that living beings can grant each other. Agricultural biodiversity should be organized, in biodynamic terms, starting from the hypercomplex environment of the soil, which must tend towards individuality. Fertilizing means revitalizing the soil. The soil, the humblest periphery of an entire farm, can become the environment of the equilibrium of biodiversity and thus assume a specific structure and coherent behaviors, tending to be constant and resilient. The human being is the inspirational image on which to mold the being of agricultural individuality. The strong elements of an ecological agricultural reality are precisely the well-formed environment, the well-conformed organism in its borders and its outward appearances, according to the aspirations and vocations given, the healthy internal organs of the agricultural organism suitable for carrying out the key functions, the balance between the organs and the well-articulated rhythms of the life of the organism and the profuse care given to the living. The environment and the landscape are not the terminal area of ​​the agricultural organism towards the unknowable, as in the Middle Ages and they are not useless tare, as in our days. They are the unchecked space of relationships in which agricultural individuality extends far beyond its physical boundaries.

 

The agroecological approach leads to conceiving the agronomic operations as a whole. In biodynamics, for example, the plant is not directly feed, but the soil, from which the plant will be nourished. You avoid having to take care of plants or animals, working upstream, in a correct way because the equilibrium of salutogenesis is established on the closed-cycle farm. Biodynamics not only preserves fertility, but increases it in quantity and quality. With careful work it is possible to evolve the forms of humus. In addition to the humus of nature, there is an anthropic humus, built over millennia of agricultural work. In each cultivated land a typical humus has been shaped, fruit of the work of generations of farmers. With biodynamics we tend to create innovative forms of humus, which are typical in each closed-cycle reality. To achieve this, biodynamics uses specific disciplinary and guidelines (the Demeter standards), but good practice overcomes the strict regulatory boundaries of the standards. Each farmer must adopt a creative method to make his land a sense organ of the Planet. There are therefore many expressions of biodynamics as there are farmers who practice them.

The Demeter standards, more restrictive than the regulations on organic farming, require a great agronomic quality and the application of the most modern and precise technologies, machines and technical tools, available for an ecological agriculture.

 

I believe that the best response to the objections against biodynamic agriculture is the direct examination of biodynamic farms, as did the CREA Produzione Industriali in a study published last year. The farms show to be managed with a good agronomic practice, thanks to farmers who are inclined towards innovation and see the affirmation of biodynamic products on the international markets among the agri-food excellences. To deepen this and more I invite you to the 35th international biodynamic agriculture conference, to be held in Milan, in collaboration with the Polytechnic University, from 15 to 17 November.

 

 

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