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La biodinamica è scientifica?

L’agricoltura biodinamica è la prima espressione della moderna agroecologia. È nata nei primi del Novecento da un movimento per l’innovazione culturale e sociale, ispirato ai principi culturali, giuridici ed economici di Rudolf Steiner e della sua scuola, formalizzati nella Società Antroposofica da lui istituita. Steiner fu un epistemologo rivoluzionario e in termini scientifici fondò la biodinamica sull’empirismo razionale e sull’approccio fenomenologico, di cui egli fu un precursore fin dai suoi studi di chimica al Politecnico di Vienna. I primi sviluppi della biodinamica devono molto ai lavori degli allievi di Steiner: il chimico, laurea honoris causa in medicina, Ehrenfried Pfeiffer, la microbiologa Lili Kolisko e il fisico, medico e docente di Chimica medica dell’Università di Vienna, Eugen Kolisko. Un importante lavoro di formalizzazione matematica dei principi alla base della biodinamica fu svolto dai matematici George Adams e Lawrence Edwards.

La più recente review delle pubblicazioni scientifiche sull’agricoltura biodinamica su riviste scientifiche a impact factor è stata pubblicata per la Cambridge University press nel 2009 (Renewable Agriculture and Food Systems: 24(2); 146–154). Essa evidenzia la consistenza scientifica della ricerca in biodinamica:

“L’agricoltura biodinamica (BD) è stata oggetto degli impegni della ricerca degli ultimi decenni, mentre una parte della comunità scientifica guarda al metodo BD con scetticismo e lo marca come dogmatico. Tuttavia, come esaminato in questa review, una buona parte dei risultati della ricerca disponibile sottoposta a peer review degli esperimenti in campo controllati, così come dei casi di studio, dimostrano gli effetti dei preparati BD sulla resa, sulla qualità del suolo e sulla biodiversità. Inoltre i preparati BD manifestano un impatto ambientale positivo in termini di consumi energetici ed efficienza. Anche se il principio della meccanica di funzionamento in termini di scienze naturali alla base dei preparati biodinamici è ancora soggetto a ricerca. In più, i metodi che determinano la qualità basati su approcci olistici, stanno venendo sempre più investigati e riconosciuti. L’agricoltura BD si applica, come sì è manifestato in diverse pubblicazioni, ad avere un impatto positivo sull’architettura del paesaggio agricolo. I dati riepilogati hanno mostrato che sono necessarie ulteriori ricerche e quindi hanno incoraggiato nella direzione della comparazione e determinazione della qualità degli alimenti, della sicurezza alimentare, delle prestazioni ambientali (per es. le impronte) e degli effetti delle pratiche di coltivazione BD sugli animali da allevamento”.

Dal 2009 le pubblicazioni scientifiche sull’agricoltura biodinamica sono più che raddoppiate e hanno evidenziato la maggior presenza di valori nutrizionali nei prodotti, il miglioramento dei suoli e le ragioni molecolari della sua efficacia.

Non mi stupisce tuttavia che in Italia si descriva (anche ad opera di alcuni ambienti accademici) la biodinamica come un’attività antimoderna e non scientifica. È evidente la propensione odierna a ricavare i giudizi più da internet o da stralci di frasi, che non dalle fonti primarie e secondarie affidabili e controllate. La cura per questo fenomeno è applicarsi nello studio, nel confronto e nella ricerca rigorosa.

Infine credo che la migliore risposta alle obiezioni sia nell’esame delle aziende biodinamiche, grazie agli agricoltori biodinamici italiani, che vedono l’affermazione dei prodotti biodinamici sui mercati internazionali tra le eccellenze agroalimentari e conducono aziende modello e orgoglio per l’agricoltura del Paese. Per questo ed altro invito ad approfondire il tema partecipando al 35° convegno internazionale di agricoltura biodinamica, che si terrà a Milano il 15, 16 e 17 novembre.

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