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Approvato il nuovo regolamento Ue che garantisce coltivazioni libere da ogm e sfruttamento dei suoli

L'OSSERVATORE ROMANO, 21 aprile, pag. 2 -

Importanti scelte bioagricole. Approvato il nuovo regolamento Ue che garantisce coltivazioni libere da ogm e sfruttamento dei suoli


La produzione biologica e biodinamica ha un nuovo regolamento europeo, che dal 2021 manderà in pensione il precedente approvato nel 2007. In dieci anni il settore è talmente cresciuto da avere bisogno di nuove norme e maggiori sostegni. Il regolamento approvato di recente continua a garantire un’agricoltura libera da sostanze di sintesi, da materiale ogm o clonato, dallo sfruttamento dei suoli e degli animali, dalla concentrazione in poche mani di mezzi tecnici, semi e concimi. Sui semi favorisce l’agribiodiversità e l’uso di varietà adatte alla bioagricoltura.

Sono tutte ragioni per cui cresce il successo del bio sui mercati, ma non è stato semplice per il legislatore difendere questi principi, dal momento che la costruzione del nuovo regolamento in Europa ha visto un tentativo di indebolirne alcuni capisaldi, con l’introduzione di elementi contraddittori, più utili allo sviluppo di grandi interessi dell’agroalimentare, che non agli agricoltori e ai consumatori europei.

Si sa che le scelte sul biologico da parte del vecchio continente indirizzano le politiche mondiali del settore. Anche per questo la costruzione delle nuove norme ha richiesto anni e il cedimento ad alcuni compromessi. Certamente tanta parte delle rappresentanze politiche ha cercato di limitare i danni, ma non sempre con successo.

Per esempio il regolamento permette di condurre la stessa azienda in parte in modo bio e in parte usando concimi e insetticidi di sintesi. Viene anche permessa la vendita di prodotto biologico contaminato involontariamente da sostanze non ammesse. Questa pratica commerciale, che continua a essere invece vietata in alcuni paesi, come l’Italia, potrebbe ingenerare sfiducia nei cittadini e condizioni di disparità per i produttori di quei paesi che garantiscono sempre un prodotto senza residui.

Ciò è rilevante anche considerando che le condizioni per le importazioni bio da paesi extra Ue dovranno sottostare alle stesse dell’Ue, aprendo così la possibilità all’impor- tazione di prodotti parimenti contaminati.

Peggio ancora se si considera che i trattati esi- stenti, con cui viene importato prodotto bio senza specifiche garanzie, potranno restare in vigore fino al 2025.

La speranza di una parziale correzione è affidata ai successivi atti applicativi, cui spetta di dare i confini precisi per la produzione, la trasformazione e il commercio. Questi potranno essere più rigorosi e l’organizzazione europea di Ifoam (l’internazionale del bio) sta lavorando a nuove proposte.

L’agricoltura biologica e biodinamica vede sempre al centro gli agricoltori. Il regolamen- to ha introdotto la possibilità di una certificazione di gruppo, per rendere sopportabili i costi di controllo alla moltitudine dei piccoli agricoltori, che sfama il mondo. Bisogna però vigilare affinché essi restino sempre al cuore del settore, rispetto ad altri interessi che, è evidente da questo nuovo regolamento, tendono a diventare egemonici.

Come accettare allora l’autorizzazione per i prossimi 10 anni a coltivare, in alcuni paesi del Nord Europa, i prodotti biologici su substrati, senza usare il terreno? È una rappresentazione quasi simbolica di un’agricoltura artefatta, che si libera della terra e mette al margine i contadini, che dalla terra stanno cambiando il modello agricolo mondiale.

Diversi paesi e organizzazioni del biologico si stanno organizzando per applicare il nuovo regolamento in modo più restrittivo e tenere alta la bandiera della qualità. L’agricoltura biodinamica, riconosciuta dal regolamento Ue, ha introdotto tutte le restrizioni necessarie per garantirne il rigore e divenire un caso esemplare di agroecologia contadina.

Ma il presidio più efficace sarà assicurato da una formazione degli agricoltori alla coltivazione esente da sostanze dannose e da una ricerca che li fornisca di propri mezzi di produzione e di semi liberi.

A questo dovrà essere unita un’importante campagna d’informazione rivolta alle comunità di cittadini, una sorta di università popolare per la conquista della sovranità alimentare e per l’emancipazione degli ultimi di tutto il mondo dalla dipendenza da regimi alimentari insani e ingiusti.

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