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La legge italiana sul bio uccisa da un sistema debole

La legge che regola e promuove l’agricoltura biologica ed equipara l’agricoltura biodinamica, che sembrava acquisita, non sarà messa in votazione al Senato, dove era arrivata fin dai primi di maggio. Non era la panacea, era il minimo di decenza per un settore poco normato in Italia, nonostante rappresenti 5 miliardi di fatturato, in continua crescita.

Il governo ci aveva provato, innanzitutto con il Piano Strategico Nazionale per la bioagricoltura. Poi era ripartita la speranza di avere una legge, con la proposta di iniziativa parlamentare, approvata alla Camera mesi fa.

Sappiamo che la debolezza di un sistema bicamerale inefficiente rallenta il Paese, ma  dobbiamo denunciare la debolezza cui è giunto il settore della bioagricoltura, che non ha mai investito in termini di rappresentanza. Le risorse il settore le avrebbe, ma i profitti importanti non sono stati restituiti all’agricoltura. Se oltre 70mila agricoltori non saranno supportati da una legge è anche perchè questo enorme fenomeno agricolo non ha investito in personale politico, in sedi, in organizzazione, in una rete di alleanze. Buona parte dei 70mila non sa nemmeno dell’esistenza di un movimento della bioagricoltura. Perché non incontra impegno per gli agricoltori, sedi sul territorio, formazione nella scuola e nell’università, ricerca in campo, piani di indirizzo, una politica industriale per il settore e sopratutto la forza di trasformare un metodo in modello agricolo, in cultura e in esempio per una società nuova.

Quando l’agricoltura biodinamica nacque 90 anni fa, ebbe subito l’impronta di chi vuol cambiarlo questo mondo, con la forza dei contadini. Oggi l’utopia è realtà, grazie anche a una tecnica agronomica, che permette ottimi risultati. Serve adesso l’organizzazione degli agricoltori liberi. Si tratta di un impegno per il bene comune, non per un solo comparto.

Non c’è più tempo: un settore in crescita costante crollerà in Italia, se non avremo organizzazioni forti. I nostri vicini stanno programmando la fortuna del loro futuro agricolo sullo sbando italiano e riforniranno presto i mercati esteri che portano oggi a oltre 2 miliardi l’esportazione italiana di prodotti biologici e biodinamici. Ma da questo fallimento del mondo del bio, dall’impossibilità sostanziale di ogni azione istituzionale sull’agricoltura biologica e biodinamica, dal rafforzarsi dei nemici dell’agroecologia negli angoli di ogni istituzione, dobbiamo trarre la forza per organizzarci e mettere la vita agricola al centro degli interessi del Paese.

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