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Dal Glifosato alle sfide per un futuro sostenibile

Carlo Triarico. Corriere della sera, 7 dicembre 2017, pag. 31. La decisione degli Stati membri di permettere l’uso del glifosato in Europa almeno per i prossimi cinque anni, nonostante il voto al Parlamento Ue per metterlo al bando, è stata salutata positivamente dalla Commissione Europea, decisa peraltro, in precedenza, al rinnovo decennale. Il commissario Andriukaitis ha superato le riserve sul potente erbicida nocivo per l’ambiente e definito probabilmente cancerogeno per l’uomo dallo IARC (autorità leader della ricerca sul cancro), adducendo che non se ne possa fare a meno: per produrre agli agricoltori non resta che avvelenare, in primo luogo se stessi. La politica europea pare proprio si limiti a fermare il presente, a non avere visione, a non progettare e costruire per il futuro. Già oggi abbiamo tutte le condizioni per ridurre ed eliminare veleni come il glifosato dai nostri campi e dalle nostre tavole. Gli agricoltori biologici e biodinamici italiani ne fanno a meno, pur senza aver potuto contare sulla ricerca scientifica e l’insegnamento universitario, producendo eccellenze premiate dai mercati. La FAO ha peraltro avvertito da tempo che già oggi, mancando investimenti strategici, se solo intervenisse una riduzione degli sprechi e dell’uso eccessivo di proteine animali, saremmo in grado di sfamare il mondo con la bioagricoltura. Le sue performance diventerebbero però veramente competitive con un impegno adeguato di risorse e saperi, semi, macchine e mezzi tecnici. Con visione, merce rara in Europa, il ministro dell’Agricoltura Martina ha voluto promuovere il veto all’uso del glifosato, ha costituito il Comitato ministeriale per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica, scelto di promuovere un futuro ecosostenibile, di precisione e moderno dell’agricoltura. Per rafforzare questa direzione del paese, per trasformare la visione in competenza e innovazione, l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica organizza per novembre dell’anno prossimo un grande convegno internazionale, che chiama già ora a raccolta e al lavoro concreto, dalle principali sedi europee, scienziati, ricercatori, imprenditori, decisori politici e contadini. Serve il massimo impegno nei prossimi mesi, perché l’Italia possa assumere una posizione da leader mondiale dell’agricoltura ecologica, di qualità, di innovazione.

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