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Benessere e inquinamento non sono un binomio necessario – Il riscaldamento globale e le minacce all’agricoltura

L’OSSERVATORE ROMANO - venerdì 20 maggio 2016

di CARLO TRIARICO

L’innalzamento della temperatura globale entro i due gradi, limite stabilito nella Cop 16 di Cancun appena nel 2010, è ormai ritenuto, dall’ultimo rapporto Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), un obiettivo quasi impossibile. L’uso di fonti energetiche fossili, che sembrava dovesse ridimensionarsi progressivamente, registra infatti in questi anni un aumento, influendo pesantemente sul riscaldamento globale. Persino il processo agricolo, oggi basato sull’uso di carburanti, pesticidi e concimi prodotti col petrolio, è vittima e causa di questi mali, a partire dalla scarsità indotta di acqua e suolo fertile. Lo sfruttamento ambientale e un’agronomia basata sulle fonti fossili stanno erodendo i suoli fertili. Persino regioni ricche di acque e vegetazione sono oggi a grave rischio di desertificazione, mentre continuano le pratiche non razionali, che impoveriscono la vitalità della terra.

Jean-François Millet, «L’Angelus» (1857)

Dove il suolo, l’acqua e l’aria si impoveriscono, i prezzi dei prodotti restano artificialmente bassi, alcuni oltre la soglia che consente di garantire un futuro all’agricoltore. In Europa il latte si trova sotto i 20 centesimi al litro, i pomodori sotto gli 8 centesimi al chilo e il grano sotto i 16. Questo sistema agricolo basato sul consumo di risorse non rinnovabili ha già mostrato il suo limite finale e indicato che solo un nuovo modello agricolo potrà riportare equilibrio e benessere. Già adesso, con un aumento della temperatura globale media inferiore a un grado, l’agricoltura subisce, secondo la Fao, oltre l’ottanta per cento dei danni economici provocati dalla siccità. Il dato deve preoccupare anche gli agricoltori dei Paesi ricchi e di quelli emergenti dove, secondo la Banca mondiale, si prospetta una riduzione drastica delle rese delle produzioni agricole industriali. I cambiamenti climatici, accompagnati da erosione e desertificazione dei suoli, aumentano il bisogno di input energetici e chimici per garantire le rese. Aumentano quindi anche i costi di produzione. Si tratta, lo sappiamo, di un mercato agricolo già distorto da finanziamenti a pioggia e da una mancata imputazione, nei prezzi delle merci, del costo dell’impatto ambientale e di quello sulla salute umana. Finanziamenti alla produzione, incentivi alluso di carburanti e prezzi ingiusti contribuiscono a rimandare un cambio di passo ormai ineludibile.

L’agricoltura fondata sull’uso di fonti fossili è una delle cause importanti delle emissioni di gas serra e dell’instabilità del sistema. Ma proprio l’agricoltura è, per sua natura, un fattore essenziale per governare e sanare queste criticità. Può presidiare il territorio, curarlo e plasmarlo per favorire la vita. Può così trattenere le popolazioni dalla progressiva concentrazione urbana e dall’emigrazione. Può aumentare il sequestro naturale di anidride carbonica, poiché i vegetali danno avvio al ciclo organico del carbonio, le cui frazioni umiche persistono nel suolo in alcuni casi per migliaia di anni. Proprio la formazione di humus antropico ben strutturato, curato e custodito dagli agricoltori, deve divenire una priorità per la diffusione di un nuovo modello agricolo. Può accrescere la fertilità generale e trattenere umidità nei suoli, grazie al suo effetto spugna. Aumenta la resistenza dei suoli ad alluvioni e siccità. Riequilibra le funzioni vitali e la biodiversità. Nutre la terra, che sostiene l’uomo.

Gli agricoltori stanno riscoprendo le potenzialità di questa loro missione. Da meri produttori di merci, cui sono oggi ridotti, iniziano ad assumere una nuova responsabilità sociale, a innovare le loro pratiche in senso ecologico e a indicare a tutti una strada parsimoniosa verso il benessere diffuso, consapevoli che il tempo a disposizione non è tanto e che perciò bisogna moltiplicare l’applicazione delle buone pratiche.

Le preoccupazioni e le indicazioni della Laudato si’ trovano tutto il loro fondamento nelle fonti della cultura cattolica. Hanno, allo stesso tempo, la forza per incontrare una sensibilità diffusa nei nostri tempi, presente in vari contesti, anche quelli da cui è sorta l’agroecologia già negli anni Venti del secolo scorso e che sostengono gli agricoltori verso un nuovo modello agricolo. Tutti comprendono che è urgente una riforma agraria, già auspicata dalla Caritas in veritate. Crescono così le alleanze per la casa comune, come ha mostrato un convegno sull’enciclica di Papa Francesco tenuto recentemente all’università Bocconi, con esperti di chiara fama e agricoltori ecologici riuniti dall’Associazione per l’agricoltura biodinamica. Un segnale positivo sorge proprio da una collaborazione sul problema, estesa su scala mondiale. Ne è prova incoraggiante il fenomeno inedito detto decoupling, o disaccoppiamento, ossia per la prima volta gli analisti stanno registrando una crescita economica maggiore del contemporaneo aumento degli impatti ambientali. L’International Energy Agency ci informa che le tonnellate di anidride carbonica emesse annualmente si sono attestate in circa 32 miliardi ormai dal 2014, mentre il pil mondiale ha registrato, nello stesso periodo, un incremento del tre per cento. Una dimostrazione del fatto che diffondere ricchezza senza distruggere la casa comune costituisce una strada possibile, che benessere e inquinamento non sono un binomio necessario. È una strada già percorsa da tanti agricoltori, che induce a prendere subito in mano il programma organico prefigurato dal magistero della Laudato si’.

di Carlo Triarico

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